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LE NOSTRE OPERETTE
Nerone (2002)
Quest’operetta nacque nell’immediato dopoguerra per saziare la sete di allegria che la popolazione pisana manifestava dopo un periodo di immani sciagure. Fu rappresentata poi nei maggiori teatri della penisola e fu un cavallo di battaglia della "Brigata dei Dottori" durante gli anni ’50. Sul palco si alternano, in bizzarre ed imprevedibili situazioni, numerosi personaggi della decadente Roma imperiale (i richiami all’attualità non sono pochi…): imperatori, guerrieri, concubine, vecchi senatori e persino fattucchiere si susseguono in un turbinio di intrighi che terrà lo spettatore col fiato sospeso fino all’incredibile finale a sorpresa. Il testo è stato completamente riscritto per le esigenze di un pubblico nuovo, pur mantenendosi fedele alla tradizione; numerosi brani musicali aggiungono brio alla commedia rendendola ancor più leggera e gradevole. Un garbato prologo in ottave introduce lo spettatore nell’atmosfera della commedia. Nel complesso lo spettacolo riesce quanto mai dinamico e spiritoso, in grado di divertire argutamente il pubblico che è trascinato in un susseguirsi continuo di risate.
La Traviata (2003)
È una fedele trasposizione del testo verdiano che si inserisce brillantemente nella tradizione del teatro goliardico pisano: i dialoghi sono spigliati e ricchi di battute spiritose; i personaggi agiscono in un contesto surreale che suscita continuamente il sorriso della spettatore. Le canzoni, i cori ed i duetti costituiscono un complemento indispensabile della parte in prosa, inserendosi nella recitazione come momenti di piacevole musica ed assoluta comicità. I costumi e la scenografia sono curati ma essenziali, e tendono a colpire lo spettatore con camuffamenti al limite del grottesco, ciò in ossequio alla tradizione del teatro studentesco che è sempre stato, per forza di cose, un "teatro povero". Il testo messo in scena ricalca per quanto possibile l’originale verdiano (certi passi ne sono l’esatta traduzione in vernacolo pisano), ma benché la storia resti la stessa, i personaggi, il contesto ed il linguaggio risultano capovolti rispetto al melodramma di Dumas. Comunque - nonostante la veste parodica della rappresentazione - resta attuale l’originaria critica nei confronti di una società contemporanea gretta e crudele; ma stavolta il pubblico, anziché lacrimare sulla triste storia della "dama delle Camelie", piange a calde lacrime dalle risate.
Francesca da Rimini (2006)
È una parodia comico-musicale in vernacolo pisano, nello stile genuino della tradizione goliardica. La storia ricalca quella della nobildonna romagnola resa immortale da Dante: il travolgente amore dei cognati Paolo e Francesca, a lungo tenuto nascosto, verrà alla luce nel momento meno opportuno e Lanciotto, marito di Francesca e fratello di Paolo, farà strage dei familiari. La drammatica vicenda è resa comica ed irresistibile dai goliardi pisani, che hanno fatto di questa parodia uno dei loro più noti cavalli di battaglia. I personaggi, tutti interpretati da attori maschi, mostrano caratteristiche ridicole ed apprezzate dagli spettatori. Oltre ai già ricordati Lanciotto, Paolo e Francesca, compaiono sulla scena il vecchio Guido da Pulenda, svampito padre di Cecca e forte bevitore; la fedele nutrice Cleonice, il paggio Argante alcolizzato; servi e guardie movimentano la scena. I dialoghi, sempre brillanti e ricchi di battute memorabili, ed in un vernacolo genuino, sono intercalati da duetti, canzoni e cori che rendono ancor più scorrevole lo spettacolo. Il prologo, in ottave toscane, introduce lo spettatore in un’atmosfera di fiaba e di medioevo.
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